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pesante comizio del consigliere dino galati, che ammaina il tricolore
 
PESANTE COMIZIO DEL CONSIGLIERE DINO GALATI, CHE AMMAINA IL TRICOLORE
pesante comizio del consigliere dino galati, che ammaina il tricolore
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FONTE NOTIZIA: Dino Galati Rando
Politica, TORTORICI (ME)

Il consigliere provinciale Dino Galati Rando non solo ammaina il tricolore ma
chiede anche le dimissioni dei sindaci di Tortorici e Castell’Umberto


Santo Galati Rando detto Dino, Consigliere alla Provincia Regionale di Messina non ha deluso quanti dal comizio tenuto nel centro oricense, sabato 28 luglio, si aspettavano parole decise e rivelazioni sconvolgenti.

Non a caso il comizio si è concluso con un appello rivolto da Dino Galati a consiglieri ed assessori oricensi e umbertini dell'amministrazione del Sindaco Carmelo Rizzo Nervo e del Sindaco Alessandro Pruiti, attualmente in carica al Comune di Tortorici e Castell’Umberto, a sfiduciare per “mandare a casa questi soggetti, che non meritano di rappresentare le nostre comunità”, come ha detto pacatamente Dino Galati Rando in chiusura del comizio.


Un comizio che si è aperto con le ripetute “scuse” chieste da Dino Galati ai suoi concittadini di Tortorici ed in particolare a coloro che con il proprio voto lo hanno eletto al Consiglio Provinciale di Messina, dove però Galati Rando è arrivato con 3 anni di ritardo, per una vicenda giudiziaria e di “tecnica elettorale” che ha dell'incredibile.


E' proprio tale perverso meccanismo, che gli ha impedito di insediarsi legittimamente alla Provincia Regionale di Messina, in veste di consigliere provinciale, che Dino Galati ha tenuto a spiegare pubblicamente e ufficialmente, in piazza, di persona, ora che (a distanza di anni) la magistratura ordinaria gli ha restituito il maltolto, facendo giustizia per come ha potuto.

E' infatti notoria l'incredibile e lacerante vicenda che ha visto insediarsi al suo posto, alla Provincia Regionale di Messina, quel Natalino Natoli che Dino Galati ha dovuto contestare e contrastare, in sede giudiziaria, affinché si ristabilisse la “verità elettorale”. Affinché, vale a dire, Natalino Natoli lasciasse quel posto di consigliere provinciale 'usurpato' a Dino Galati per una assurda vicenda che potrebbe essere riassunta in un cambio di residenza da parte del Natoli, reso possibile con qualche artificio burocratico e che in seguito (di recente) la magistratura ha giudicato illegittimo, per modalità e complicità personali, sanzionabili sotto il profilo penale.

Ma se a raccontare potrebbe apparire una vicenda incidentale, cose che capitano, Dino Galati nel suo lungo e circostanziato pubblico comizio ha raccontato e descritto a piccoli passi, con nomi, cognomi (di tutti), complicità e falsità tutti quei passaggi che lo hanno portato a doversi difendere con i denti, non soltanto sul piano del diritto ma sul piano di un sentimento di ingiustizia che arriva a identificarsi in una diffusa caduta di valori e disistima nei confronti dello Stato e delle sue istituzioni.

Le stesse che dovrebbero garantire il cittadino dall'illegalità e dall'imbroglio e invece a volte si identificano con l'illegalità e l'ingiustizia, con le persone che, per i ruoli che rivestono, rappresentano lo Stato stesso e in esso si rappresentano, infangando e capovolgendo ogni valore, ogni sentimento civile: la verità.

Per tale ragione Dino Galati ha aperto il suo comizio, sul palchetto allestito nella centrale piazza Giuseppe Faranda di Tortorici, in un gremito pomeriggio di sabato, 'ammainando' la bandiera tricolore italiana posta in un lato dello steso palchetto. Bandiera tricolore che oggi, non ancora è garante delle sue peculiarità, del sacro sentimento di giustizia e di italianità che rappresenta e che rende orgogliosi di tale appartenenza.

“Questa bandiera che ho amato e rispettato sin da ragazzo - ha detto visibilmente emozionato e commosso Dino Galati - sento che mi ha tradito e che non mi rappresenta. Questa al momento non è la bandiera nella quale ho sempre creduto, perché troppo ha coperto illegalità, magagne e personaggi che hanno fatto soffrire indicibilmente me e la mia famiglia e che hanno cercato di distruggerci, di gettarci nella disperazione e nella marginalità, di rubare il futuro ai miei figli”.

Uno dei passaggi che ulteriormente hanno fatto tremare le vene ai polsi - infatti - è quello che riguarda la 'scoperta', fatta casualmente dall'avvocato difensore del consigliere provinciale, di una indagine a carico di Dino Galati per i reati previsti dall'articolo 416 bis: associazione per delinquere di tipo mafioso, una fattispecie di reato prevista dal codice penale italiano per i delitti di mafia e contro l'ordine pubblico.

Indagine dalla quale Dino Galati è stato definitivamente e celermente prosciolto per assoluta estraneità e mancanza di qualsivoglia elemento di accusa: un 'equivoco' bello e buono, uno 'scherzo' di pessimo gusto ma al contempo un ulteriore 'tradimento' (con aggressione) subito da quella bandiera che oggi Dino Galati stenta a riconoscere come emblema e garante dello Stato nel quale il consigliere provinciale ha sempre creduto ma dal quale è stato tradito e vilipeso, fino all'annientamento (tentato).

Una vicenda che ha dell'incredibile, nella quale sembra essersi imposto il lieto fine. Un lieto fino che non sazia e non lascia sereni, perché fa comprendere quanto la verità sia impudica e al tempo stesso spudorata. E a un uomo tanto avversato e però coraggioso e combattivo non può che essere riconosciuto anche "l'onore delle armi".
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