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la prima 'mano bionica' sensibile agli oggetti è made in italy
 
LA PRIMA 'MANO BIONICA' SENSIBILE AGLI OGGETTI È MADE IN ITALY
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POSTATA DA: Scaffidi Catrinella Lorenzo
Salute & Benessere, PISA

Funziona la mano bionica con una sensibilità simile a quella naturale: è la prima volta che un arto artificiale permette a chi lo indossa di percepire e riconoscere gli oggetti che tocca. Il risultato, pubblicato sulla rivista Science Traslational Medicine, parla italiano e nasce da una vasta collaborazione internazionale chiamata ''LifeHand2'', coordinata da Silvestro Micera, del Politecnico di Losanna. Il progetto è stato sviluppato in gran parte in Italia, dall'stituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, in collaborazione con l'università tedesca di Friburgo. Tra gli autori c'è anche Maria Chiara Carrozza, oggi ministro per l'Istruzione e la Ricerca.

Il primo al mondo a sperimentare la mano bionica che percepisce le sensazioni è un danese di 36 anni, Dennis Aabo Sørensen, che perso la mano in un Capodanno di nove anni fa, manipolando fuochi d'artificio. Adesso i nervi del suo braccio sono stati collegati ai sensori della mano, permettendogli di avvertire le sensazioni tattili in modo quasi naturale e in tempo reale. Il test è avvenuto in Italia, presso il Policlinico Gemelli di Roma, con il neurologo Paolo Maria Rossini.

E' un passo importante anche se, come rilevano gli autori della ricerca, una mano in grado di percepire le sensazioni è ''ancora lontana dal momento in cui sarà disponibile in commercio''.
Il risultato, ha spiegato Micera, è stato possibile grazie ai sensori che misurano la tensione all'interno dei tendini artificiali che controllano il movimento del dito, trasformandola in corrente elettrica. Il segnale elettrico è stato poi 'tradotto' in un impulso che i nervi del sistema nervoso umano riescono a interpretare. A ricevere il segnale sono quattro elettrodi impiantati in ciò che rimane dei nervi del braccio di Sørensen. Sono elettrodi ultra sottili e ultra precisi, sviluppati da un gruppo di ricerca guidato da Thomas Stieglitz dell'università di Friburgo.

''Eravamo preoccupati per la ridotta sensibilità dei nervi di Dennis, visto che non erano più stati utilizzati da oltre nove anni'', ha osservato il primo autore della ricerca, Stanisa Raspopovic, del Politecnico di Losanna e dell'Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant'Anna.
In questo primo test gli elettrodi sono stati rimossi dopo 30 giorni per motivi di sicurezza imposti sugli attuali processi clinici, anche se gli ricercatori sono ottimisti del fatto che potrebbero rimanere impiantati e funzionali senza alcun danno al sistema nervoso per molti anni.
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