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Martedì 1 Dicembre 2020 - Direttore Responsabile Salvatore Calà
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il rovescio della medaglia, genitori ignoranti e ragazzi umiliati!
 
IL ROVESCIO DELLA MEDAGLIA, GENITORI IGNORANTI E RAGAZZI UMILIATI!
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FONTE NOTIZIA: Salvatore Calà
Attualità, COSTA SARACENA (ME)

Fra le nostre tante email, una in particolare ci ha colpito, quella di una mamma, che ha scritto alla nostra redazione per raccontare l'umiliazione subita da suo figlio in partenza per una gita scolastica di fine anno.
Un episodio, una sorta di razzismo di altri tempi (anche se purtroppo, in questi giorni, anche a carattere politico nazionale se n'è parlato tanto), verso chi ha una disabilità o ha il colore diverso della pelle, ma che ha tutti i diritti di essere trattato/a alla pari dei suoi coetanei, compagni di classe e/o di scuola.
Stavolta - e la cosa indigna più di ogni altra cosa - a protestare, senza che ce ne fossero i motivi ovviamente, non sono stati i compagnetti di banco, bensi una mamma.
Non aggiungiamo altro, basta leggere il racconto dettagliato della lettera inviataci e fare le giuste considerazioni per capire se la socializzazione e l'integrazione si fanno cosi?

Salvatore Calà

RICEVIAMO & PUBBLICHIAMO *

“Sono una mamma che ha superato con amore ricoveri lunghissimi, terapie intensive, trasfusioni, interventi chirurgici dolorosi ed esami clinici difficili, con un unico e solo scopo: dare a mio figlio diversamente abile una vita serena. Lo seguo tutti i giorni in tutte le sue esigenze, non faccio altro che amarlo come solo una mamma sa fare. Egli è il dono più grande che il Signore mi abbia potuto dare e non cambierei neanche una virgola in lui, neanche il suo cromosoma un po’ modificato.

Dopo 14 anni, sono una mamma serena con un figlio sereno fino a quando un’altra mamma ha pensato che le sue figlie siano state più fortunate del mio e che quindi meritino di più, tanto che, con il suo atteggiamento incivile, è riuscita a ferirmi nel più profondo dell’anima. Però, mi corre l’obbligo morale e sociale di non permettere che quello che è successo a mio figlio possa ripetersi o passare inosservato per altri. Ora vi racconterò di cosa si tratta e come si sono svolti i fatti.

Tutto era pronto per affrontare il viaggio d’istruzione a Firenze organizzato dall’Istituto Comprensivo che mio figlio frequenta, viaggio tanto atteso dagli studenti. Mio figlio ha aderito all’iniziativa. Per lui era importante condividere nuove esperienze con i suoi coetanei e con i suoi compagni di classe fuori dalla scuola. Io, per non disapprovare la sua scelta, ho deciso di accompagnarlo con molta riservatezza nel viaggio, poiché desideravo valutare la sua autonomia e il modo di relazionarsi con gli altri. Infatti, ho scelto di viaggiare in un altro vagone del treno, in albergo ho dormito in una camera singola, cosicché lui avrebbe avuto modo di divertirsi insieme i suoi compagni di classe, senza l’invadenza della propria madre.

Alla desiderata partenza dalla stazione con valigie e tutto il resto, la Professoressa incaricata ad accompagnarli consegna a ciascun alunno l’elenco con i nomi dei compagni che avrebbero dovuto condividere la cuccetta. Mio figlio, tutto felice, con il biglietto del posto assegnato in mano mi ha detto: «Sono con le mie compagne e la professoressa!». In quel momento, nella stazione piena di genitori e di ragazzini eccitatissimi, la mamma delle compagne di classe che dovevano condividere il viaggio nella cabina con mio figlio ha incominciato ad urlare e a ribellarsi chiedendo perché proprio le sue figlie dovevano stare con il mio e non con gli altri compagni. La signora in questione ha minacciato che non avrebbe fatto partire le figlie, piuttosto che farle viaggiare con mio figlio.

Io, incredula, attonita, non credevo alle mie orecchie e ai miei occhi, mi sembrava di vedere un film, mi sentivo sprofondare come paralizzata, non riuscivo a capacitarmi per quanto stava accadendo. Dopo qualche attimo di smarrimento, con l’aiuto di mio marito che ha assistito alla scena, sono riuscita ad attraversare i binari e salire sul treno. Siamo partiti. Lungo il viaggio, di tanto in tanto, mi recavo nella scompartimento di mio figlio per vedere come stava. Lo trovavo  sempre in disparte con la docente accompagnatrice, mentre le sue compagne stavano insieme agli altri ragazzini a giocare e a scherzare, come è giusto che fosse, senza però mai coinvolgere mio figlio in nessun tipo di conversazione.

Questo atteggiamento è durato per tutti i giorni del viaggio. Quattro giorni di incubo, di tristezza, di sofferenza interiore. Ogni qualvolta che mio figlio mi guardava, con suoi occhietti vispi e tristi,  era come per dirmi: «Tranquilla mamma, tutto ok». Non poteva fare altro che accontentarsi di viaggiare insieme agli altri come spettatore passivo, un estraneo alla comitiva classe, si doveva accontentare che ogni tanto qualcuno dei suoi stessi compagni, ai quali lui vuole molto bene, lo degnasse di un piccolo e semplice sorriso. Naturalmente, sul treno, durante il viaggio di ritorno la sistemazione nelle cuccette è stata cambiata, non fosse altro per accontentare la  mamma che ha  minacciato che sarebbe andata a riprendere personalmente le proprie figlie.

A questo punto, mi chiedo e mi domando: la scuola che parla di socializzazione, di integrazione, che ognuno dovrà sentirsi parte del gruppo dove opera, condividere i momenti di apprendimento e di confronto, di studio, di divertimento.. cosa ha fatto? Nulla. Si è limitata a cambiare solo l’assegnazione delle cuccette. Bisognava, invece, riprendere quel genitore insensibile, colma di barriere mentali e farle capire che anche i ragazzi “diversamente abili”, hanno il diritto e il dovere sociale di vivere una vita normale come tutti i ragazzi del mondo.

Quanto accaduto non rimane che un episodio squallido, deplorevole e vergognoso da condannare in tutte le sue forme per chi lo ha generato e che dovrebbe far riflettere. È inutile che sull’inserimento nel sociale dei ragazzi diversamente abili si organizzano dibattiti e convegni per sensibilizzare l’opinione pubblica a capire l’importanza del ruolo educativo e della svolta culturale, quando tutto, invece, rimane inutile dinanzi all’evidenza di queste esplosioni di vera e ottusa discriminazione che mai dovrebbero accadere in un contesto scolastico”.
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