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Sabato 19 Settembre 2020 - Direttore Responsabile Salvatore Calà
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100 anni di giuseppina baglione, con una sana testa, cuore e onestà!
 
100 ANNI DI GIUSEPPINA BAGLIONE, CON UNA SANA TESTA, CUORE E ONESTÀ!
100 anni di giuseppina baglione, con una sana testa, cuore e onestà!
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FONTE NOTIZIA: Salvatore Calà
Eventi, MISTRETTA (ME)

Come si fa ad arrivare a cent’anni ed avere ancora nel cuore la primordiale bellezza dell’animo umano? E’, forse, o quasi certamente, come attraversare l’Oceano con una lenta barchetta e giungere a riva sana e salva, con qualche ammaccatura sì, provata dall’estenuante viaggio, dalle tempeste improvvisate del destino che rischiano di farti affondare, ma all’approdo lusingata e gioiosa per questa Terra che racchiude i confini di tanti volti amorevoli. Giuseppina Baglione, classe 1913, esattamente data alla luce il 28 di una calda giornata di giugno, mentre le cicale fuori frinivano e il lento sospiro di una vita si accendeva nella fresca dimora di Mistretta, oggi (30, giugno, ndr), ha festeggiato i 100 anni attorniata dall’amore che si è conquistata giorno per giorno, quello dei 5 figli: Maria, Tanina, Nino, Iana, Lucia, e rispettivi coniugi, dei 34 tra nipoti e pronipoti, alcuni giunti anche da Palermo, altri dall’ennese, ad Aprilia, sua nuova dimora da oltre 20 anni, dopo aver trascorso gran parte della vita tra il messinese e l’ennese.

E tutta la gioventù a servizio della sua famiglia. Ed erano anni di pene ed anche di fame, anni in cui i genitori si toglievano realmente il pane di bocca, anni che si cuciva al lumicino per far fare bella figura ai figli la domenica mattina a messa. E forse, o quasi certamente, dalle sofferenze nasce l’amore. Se li ricorda bene quegli anni, lei, che ha vissuto l’infanzia a cavallo tra le due guerre mondiali, che ha assaporato il gusto amaro della morte, della separazione di fratelli ed amici, partiti per l’America e mai più tornati. E, poi, il lento migrare dei figli in cerca di lavoro. Sembra ancora una giovincella, eppure: inforca gli occhialetti e ricama, fa l’uncinetto, legge e prega per tutti. La sua mente lucidissima sciorina aneddoti, ma solo per portarli come buon esempio, e con intelligenza e stile, tra quanti le chiedono consiglio.

Così, alza le spalle, di tanto in tanto, solleva le sopracciglia, aggrotta la fronte e fa un sorriso preceduto da un “gioia mia” quando le si chiede di mettere a nudo i suoi pensieri. Anche oggi è così. “Ah, ora che ho compiuto i cento anni, vado per i 99” dice, con la bella espressione di un guerriero dimesso al buon destino”. E i nipoti stupiti la interrogano con lo sguardo: “Nonna vuoi dire vai per i 101?”. “E, no. Ho pensato che ora torno indietro e l’anno prossimo ne compio 99, poi, un altro anno, 98, e così via. Mi voglio fermare a 90 anni. E che ci vuole basta che conti nel verso giusto, nipote mia. E da lì riparto, fino a 100 anni.

Poi, certo la morte mi verrà a cercare. Ah! Io le dico di regalarmi un altro anno. Che fa un altro anno non me lo regali? Mica ti chiedo soldi, non te ne ho mai chiesti, ma solo un altro po’ di tempo, visto che sto bene, e non mi fa male nulla. Eh! La morte, nipote mia, bisogna pure babbiarla, qualche malanno glielo devi nascondere, altrimenti lei ne approfitta, vuole conto e ragione”. Alza una mano e leva lo sguardo indirizzandolo a tutti: “Che ci posso fare cara morte, le dico, se a me la vita piace.

Perché la vita è bella e va protetta, va custodita dai pericoli come se fosse un bambino”. Se la guardi bene, questa donna, dentro alle sue frasi ci trovi l’essenza delle buone cose: racchiuse in uno scrigno da cui affiorano quei tesori che né si comprano nè si vendono perché sono inestimabili. Commuove la sua bontà, la sua gentilezza. E, intanto, è un via vai di familiari ed amici dalla casa al settimo piano di Aprilia (da cui non si è voluta più spostare, perché in questa città giacciono alcuni pezzi del suo cuore, il marito, un nipote).

E, poi via, tutti, in un localetto ai bordi di Roma, immerso nel verde lussureggiante interposto tra due lindi laghetti di carpe e trote. Per lei doni che le si addicono: un albero dalle profonde radici piantato lungo un viale di Aprilia, e le bontà della Sicilia: marmellate, formaggi e salumi tipici, olive, carciofi e altri sott’olio fatti in casa, come i biscotti e le passate di pomodoro, cibi sani che l’hanno tenuta – dice - in buona salute. C’erano intorno a 100 persone attorno al suo tavolo quando, all’invito di un bel discorso, ha tuonato, ed era il sussurro di un’onda che si infrange nell’anima.

“Nel giorno del mio compleanno vi auguro tre cose: conservate sempre una sana testa, un buon cuore e la voglia di onestà”
Grazia Mignacca
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