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Lunedì 26 Ottobre 2020 - Direttore Responsabile Salvatore Calà
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giusy rifici: il viaggio in africa..fonte di gioia mi fa sentire viva
 
GIUSY RIFICI: IL VIAGGIO IN AFRICA..FONTE DI GIOIA MI FA SENTIRE VIVA
giusy rifici: il viaggio in africa..fonte di gioia mi fa sentire viva
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FONTE NOTIZIA: Salvatore Calà
Eventi, BROLO (ME)

Una mattina ti svegli e avverti dentro te sensazioni, emozioni insolite, voglia incessante di vivere qualcosa di molto forte che vada oltre ogni aspettativa e mentre sei lì in viaggio con la mente, d’un tratto quasi fossero scatti ti par di vederli già quei momenti, ti ritrovi in mezzo a quei bambini, a sorridere con loro….ti ritrovi in Africa.

Poi magari per tornare alla realtà ti dai un pizzicotto e in silenzio dici a te stessa:”Stavo sognando ad occhi aperti.”
I giorni passano, ma quel pensiero, quella vocina dentro te pretende di essere ascoltata e allora decidi che devi fare qualcosa, devi dare un senso a ciò che senti. Così, circa un anno fa tutto ha avuto inizio, da una serie di sensazioni è nato in me il desiderio di voler fare una “missione umanitaria” in terra d’Africa.

Premetto che in svariati modi da sempre sono impegnata nel sociale, un po’ per gli studi intrapresi, un po’ per esperienze lavorative, ma soprattutto in quanto catechista dall’età di 15 anni, con i bambini… i ragazzi ci convivo da sempre; DONARE il mio tempo agli altri è fonte di gioia perché mi fa sentire viva. L’amore smisurato per la vita e la voglia di testimoniarlo sempre col sorriso sulle labbra è il motore principale del mio vivere quotidiano.

Prima della mia partenza mi è stata posta questa domanda:” Devi proprio andare in Africa per fare un certo tipo di esperienza….per……”
Una risposta ben precisa a questa domanda non c’è e sinceramente non voglio neanche cercarla, perché l’unica cosa certa è l’aver deciso di “ascoltarmi” per dare concretezza a quella vocina.

In generale i motivi son tanti:voglia di mettersi in gioco, voglia di non doversi necessariamente appoggiare a qualcuno o a qualcosa che già conosci, desiderio di superare certe fragilità, certe condizioni che ti legano….o semplicemente trovandomi in una fase delicata della mia vita, ho sentito il bisogno di “ricevere” emozioni incondizionate, di vivere forme d’amore pure, di quelle che ti fanno esclamare:”SONO FELICE.”

Una volta comprese tutte queste cose, ho dato inizio alle mie ricerche, occorreva trovare un’associazione che facesse al caso mio, della quale fidarmi ciecamente. Un giorno mentre visionavo il sito dedicato ad uno scrittore che adoro: Tiziano Terzani, ho scoperto la Onlus Bambini nel Deserto, non poteva essere solo un caso, una coincidenza, così dopo documentazioni di ogni tipo decido di contattare il Presidente Luca Iotti, al quale fin da subito ho spiegato l’intenzione di voler fare un’azione sul campo, di quelle forti. Passo dopo passo, mail dopo mail e tra un’informazione e l’altra senza alcuna esitazione arriva il giorno della decisione: partire alla volta del Burkina Faso, destinazione Orfanotrofio di Yako.

In questi mesi di attesa, prima della partenza, è stato un susseguirsi di informazioni, attraverso foto…racconti…pian piano ho avuto modo di “vedere” i bambini, farmi un’idea della realtà che avrei trovato. Ogni giorno sempre di più cresceva in me l’entusiasmo e si rafforzava la mia decisione. In mezzo a tutto questo ci sono stati grandi momenti di solidarietà, che hanno visto coinvolto in primis il mio paese Brolo e l’Amministrazione Comunale tutta, i ragazzi dell’associazione di promozione sociale Sak Be, i paesi limitrofi come Gioiosa Marea, Gliaca di Piraino, Capo D’Orlando con l’apporto fondamentale di Linda Liotta Presidente dell’AMMI, tutti insieme mi hanno dato sostegno, fiducia, ascolto e cosa fondamentale aiuto nel portare a termine la raccolta di materiale sanitario e non solo da donare all’orfanotrofio per sopperire ad alcune tra le tante esigenze dei bambini.

Bagagli carichi di amore, speranza, doni vari, sorrisi, qualche timore ma mai un dubbio, un’esitazione, nessuna aspettativa, sembrerà strano, ma son partita con la voglia di vivere al meglio l’esperienza, con l’unica intenzione di far tesoro di ogni piccolo dono, di godermi ogni singolo giorno, così come veniva e con tutto ciò che poteva starci dentro.

Partenza, varie soste…due scali…qualche imprevisto, tipo gomma che si buca durante il percorso verso il villaggio di Yako, di quelli che mi piacciono, non prendetemi per folle, perché ti regalano poi qualche momento fortuito, inaspettato…..e puoi inventarti qualcosa per passare il tempo in attesa di ripartire…..cosa abbiamo fatto??? Ci siamo concesse un ottimo succo al mango e tanta frutta.
Si riparte e finalmente arriviamo a destinazione.
Vivo le mie prime forti emozioni nell’avvicinarmi ai bambini, il primo in assoluto a venirmi incontro è lui Dominique, si stringe a me, nel prenderlo in braccio sento il cuore scoppiare di gioia, mi guarda con quel suo magico sorriso che ti segna dentro, nel profondo, bene diventerà il mio “cipollino”
Ci avviciniamo sempre più, alcuni nel vederci piangono, chissà cosa pensano quelle testoline mi chiedevo, altri sorridono, cercano un contatto, altri da un angolino in disparte cercano di capire…ci scrutano…cerco di accostarmi con tatto, in modo scherzoso di stringere le loro manine, finchè sciolta la diffidenza, l’amore ha il sopravvento e il dono di sé ha inizio.
Dolcezza e accoglienza infinita da parte di Maman Albertine, fondatrice dell’orfanotrofio, della figlia Leonie e di tutto il personale locale formato dalle nourrices.

I giorni passano alternando controlli vari da effettuare, sistemazione delle varie medicine e donazioni in genere dall’Italia, catalogazione dei bambini attraverso misurazioni di peso, altezza e polso con fotografie dettagliate di ciascuno per verificare la crescita nel corso dei mesi, a tutto questo si aggiungono momenti di gioco, disegno, coccole, innumerevoli scatti fotografici; a far da cornice emozioni svariate, gioia infinita da una parte per i legami che si vengono a creare con i bambini, tra noi volontarie, con tutto il personale sempre pronto e disponibile ad accogliere ogni nostro intervento o consiglio, di contro nasce spontanea e del tutto inevitabile la consapevolezza che molto va ancora fatto sempre nel rispetto di una cultura differente dalla nostra sotto molti punti di vista. Anche la gente comune dimostra un affetto e una cordialità oltre misura, saluti con inchini e quel bellissimo ritornello che ogni bambino per strada ci rivolge:”Nassara bon-bons” mi sembra di sentirlo anche adesso.

Emozioni profonde che custodisco nel cuore e che mi sembra di rivivere ogni volta attraverso i ricordi, sono dettate dai momenti in cui io e Caterina, fin dal secondo giorno, abbiamo preso il compito di mettere le goccine di vitamine e ferro nella misola, difficile da spiegare quel brivido intenso che mi scorreva lungo la pelle e quel sentire gli occhi lucidi.

Lì, in quel contesto il prendersi cura dei bambini con quel gesto, ha un senso speciale, ti fa sentire utile, ti gratifica…niente è scontato…il loro modo di osservarci nel farlo non lo dimenticherò mai, insieme ai pianti di alcuni che precedevano la consegna della “pappa” forse chissà dettati non solo dalla fame ma anche dal timore inconscio di restarne senza o almeno è quello che io pensavo in quei momenti. Un momento che definisco dolce riguarda la piccola Claire, aveva preso l’abitudine di farsi aiutare da me durante la doccia, bellissimo donarle il mio sapone e canticchiare insieme in modo simpatico quel “mmmmm” avvicinandoci alla sua pelle per sentirne il profumo, per non parlare dell’attenzione e amore che i due più grandi Armand e Victorienne ma anche diversi piccoli hanno nei suoi riguardi, dimostrato più volte nella scelta accurata del vestitino più bello tra tanti per farla sembrare una principessa, la loro perla preziosa. Anche asciugare gli altri dopo la doccia…vestirli…tutto è emozione. Ciascuno a suo modo ha regalato qualcosa di sé.

Anche il tempo ha un senso lì, mentre qui hai la percezione di non esserne padrone, di non averne mai abbastanza, di essere quasi sempre in corsa per raggiungerlo, beh in Africa non c’è fretta, ogni momento lo si vive pienamente, riesci a farne tesoro, a goderne, non si ha mai quella sensazione che sta per sfuggirti qualcosa…o almeno questo è quello che io ho provato e che oggi qui mi manca terribilmente.
La cartella che raccoglie tutte le foto scattate ha per titolo:”L’AFRICA e il suo senso di LIBERTA’…si perché lì la libertà la respiri proprio, la vedi negli occhi di ogni bambino, nel loro modo di sorridere, di amare, di donarsi incondizionatamente, di giocare, di divertirsi con nulla, nella semplicità dei gesti, in un abbraccio, nei baci donati e ricevuti, nei pianti…..

Che dire ancora, concludo dicendo GRAZIE a quella “vocina” che mi ha permesso di desiderare questa esperienza; a tutti coloro che hanno creduto in me, compresi tutti i miei cari, aiutandomi a realizzare questo piccolo sogno, infondendomi coraggio; a coloro che hanno voluto distogliermi perché mi hanno ricordato quanta forza son capace di sfoderare quando voglio perseguire ciò in cui credo; a Tiziano Terzani perché lì su nell’aria ha tracciato un passo determinante per la mia scelta, a Luca il Presidente e a tutti coloro che fanno parte della meravigliosa famiglia di BND, in particolare Margherita, a Rita dolce e disponibile, a voi compagne di viaggio e quindi a te Laura generosa e super positiva, professionale e dal grande tatto, sempre pronta a chiederci se andava tutto bene; a te Caterina per la tua schiettezza, simpatia e tanta dolcezza da sfoderare, con te ho condiviso la nostra piccola e graziosa “capanna-stanzetta”…quante risate, discorsi su tutto ancor prima di partire e poi quel nostro motto:”Ma chi ci ammazza a noi???” e infine a te Gabriella, diretta, sempre pronta a dire la tua... a proporre.. a volte con le premure di una madre ma anche con i tuoi silenzi…un giorno ci racconterai dove ti portava la mente…. e poi ci son io, ahahah a voi la sentenza!!!

GRAZIE a te Leonie bella e dolce, Maman Albertine affettuosa e amorevole come solo una mamma sa esserlo.

GRAZIE a coloro che ho incrociato durante i viaggi, in treno:il signor Silvano simpaticissimo, Paolo napoletano doc con famiglia, studenti…chi preferiva star in silenzio e soprattutto a te Nino di paesi vicini, in veste di angelo che non hai esitato nell’aiutarmi con le valigie. In aereo: Caterina non dimenticheremo il mitico “coro gospel” ahahha e la proposta oscena del capo che rimarrà un segreto e tanto altro ancora…

Ora è il vostro momento, GRAZIE a voi bambini, angeli mandati sulla terra a portare luce, amore, gioia, felicità, pace, libertà…VITA!!! Mi sia concesso un GRAZIE speciale a te che hai rubato il mio cuore, giusto quel tantino in più perché quando è arrivato il taxi che ci avrebbe portato via da lì tu ti sei allontanato dagli altri e con una manina al petto e l’altra distesa ci guardavi col faccino triste come per dire:”Ma andate via???” Si GRAZIE a te mio dolce Dominique per questo ricordo che custodirò nel cuore e per queste lacrime che non cessano di cadere, mi manchi…mi mancate tutti…mi manca sentirmi chiamare Dusi Dusi!!!

GRAZIE a te mio DIO per aver ispirato tutto questo, non riesco ancora a parlarne a voce, ma TU oggi sei in ogni parola.
Il mio è un arrivederci bambini……
Giusy
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