VESCOVO DI SEBASTE (ARMENIA), MENTRE VENIVA CONDOTTO AL MARTIRIO, SOTTO L’IMPERATORE LICINIO (316), UNA DONNA DEPONEVA AI PIEDI DEL SANTO IL SUO BAMBINO CHE STAVA MORENDO SOFFOCATO DA UNA LISCA DI PESCE CONFICCATASI IN GOLA. S. BIAGIO GLI IMPOSE LE MANI E LO LIBERO’ DALLA SPINA. PER QUESTO IL SANTO VIENE INVOCATO COME PROTETTORE DELLA GOLA.27 Gennaio – ore 11,30 – Ora sono secoli, e seppur nelle inevitabili mutazioni dei tempi, la fede e la devozione dei Militellesi verso S. Biagio Patrono e Protettore del centro montano, è rimasta immutata e lo testimoniano i due appuntamenti annuali (il 3 febbraio – festa liturgica del Santo) e quella agostana (25 agosto – con la partecipazione in massa dei sanbrasisi – i turisti per fede). Ambedue le ricorrenze – contrappuntate dai numerosi “momenti” come (le Lodi a S. Biagio, la Sciara ca’ Rama, la benedizione della gola, la traslazione, la vestizione, il lancio dei panotti, la presentazione dei bambini al Taumaturgo, la corsa in salita lungo via C. Battisti e u’ Sunettu presso l’antica “casa di S. Biagio”) dove tutta Militello s’incontra e si ritrova per partecipare al tradizionale ballo sociale, ne sono la riprova.Immutata e partecipata è anche e soprattutto l’Ottava di S. Biagio – 27 gennaio -- già preceduta dalla “Diciassittina” la cui apertura, da secoli, ricorre dal 17 gennaio, festa di S. Antonio Abate che si caratterizza con la processione della “Rama” (un alberello di alloro alla cui sommità viene appeso un basso rilievo argenteo riproducente il Santo nell’atto di compiere il miracolo sul bambino) e la “Sciara ri cannizzoli” (infiorescenze portate accese dai fedeli lungo i vicoli del centro storico). Ed è proprio nel giorno dell’Ottava attorno ai festeggiamenti religiosi che la caratterizzano - nella contrada Cottonaro (luogo più alto della cittadina nebroidea) assiepata di fedeli e autorità giunti in processione al seguito della “Rama”, dopo gli spari dei tradizionali mortaretti che un tempo volevano annunziare ai paesi vicini l’apertura dei festeggiamenti sanbiasini, e quindi la preghiera e la benedizione del parroco, come tradizione vuole, viene distribuito il “pane e companatico di S. Biagio” – v’è un’altra Militello che, a suo modo, la “vive con devozione”. Infatti, nei vicoli (non nascosti) del centro e della periferia, numerosi sono i punti di “fraternità” (così vengono definiti) che sorgono spontanei nel nome di San Biagio, dove un bicchiere di vino associato ad una fetta di pane e salame oppure ad un biscotto (i tradizionali “branobis”) c’è per tutti i passanti. E così da secoli, pur nei mutabili comportamenti umani, una comunità nebroidea che vive ed opera fra il monte Traora della catena del Crasto e il fiume Rosmarino, continua ad esprimere con forza la devozione e la fede in S. Biagio.Per la cronaca diciamo che venerdì scorso, già dalle prime ore della mattinata, i membri del Comitato di S. Biagio (nella foto): Carmelo Tomasi Morgano, Giuseppe Artino Innaria, Calogero Artino Martinello, Franco Di Benedetto, Carmelo Amata, Giuseppe Morgano, Gino Lupica, Rosario Barbagiovanni - come tradizione vuole - erano intenti all’interno della loggetta situata a Cottonaro, a preparare “il pane e il companatico di S. Biagio”. Al corteo che ha seguito il quadro del Taumaturgo di Sebaste fin sulla millenaria altura militellese e che era guidato dal parroco don Calogero Oriti si sono aggiunti autorità civili, militari e un nutrito stuolo di fedeli. Recava con devozione la preziosa effigie Pietro Genovese, dignitario pro-tempore delegato dal Comitato. Al tradizionale “banchetto” hanno partecipato anche i bambini della Scuola dell’Infanzia di contrada S. Piero. Ha allietato l’evento il corpo bandistico città di Frazzanò diretto dal maestro Restifo.
NINO VICARIO
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