Q-MAGAZINE - IL RITORNO DEL TAUMATURGO: A SINAGRA SI RINNOVA IL RITO NOTTURNO DI “SANTU LIU”
DATA NOTIZIA: 05/04/2026 - FONTE NOTIZIA: Salvatore Calà
 
Dalla quiete della campagna al fragore del centro cittadino: la sera di Pasqua il borgo nebroideo riabbraccia il suo Patrono in un’esplosione di fede, corsa e luci. SINAGRA – Non è solo una processione, è un ritorno alle radici. Nel cuore dei Nebrodi, dove la storia si intreccia alla leggenda, Sinagra si prepara a vivere uno dei momenti più intensi del suo calendario liturgico e popolare: la processione notturna di San Leone, affettuosamente invocato dai fedeli come “Santu Liu”.

Il rito affonda le sue radici nella memoria di un popolo che vede nel Santo l’evangelizzatore capace di scacciare le ombre del paganesimo e dell’eresia da queste valli. La festa è scandita da una tempistica precisa: la statua del Protettore, che dalla prima domenica di novembre dimora nella quiete della chiesa rurale, torna finalmente nella Chiesa Madre, nel cuore pulsante dell’abitato. L’appuntamento è fissato all’imbrunire della Domenica di Pasqua.

Dopo la solenne celebrazione officiata dall’arciprete Don Pietro Pizzuto, il silenzio della sera viene rotto dal grido ancestrale: “Viva Santu Lio!”. È il segnale. La statua viene issata sulla “vara” dai giovani del paese, che si contendono l’onore di portarla a spalla, dando inizio a un cammino di circa due chilometri lungo la strada provinciale che congiunge Ucria a Sinagra. Ad accompagnare il simulacro, in un’atmosfera sospesa tra devozione e attesa, sono le marce della banda musicale locale e il ritmo cadenzato dei primi mortaretti.

Il climax dell’evento si raggiunge alle porte del borgo. Migliaia di pellegrini e visitatori, giunti da ogni parte dell’isola, si assiepano lungo le vie fino alla piazza principale. È qui che il rito si trasforma in spettacolo puro: tra il fumo e i bagliori dei fuochi pirotecnici, i portatori iniziano una corsa sfrenata verso il centro.

Non è un semplice gesto atletico, ma una rappresentazione plastica della gioia: la foga del Santo che corre a riabbracciare i suoi figli, e dei fedeli che accolgono il loro custode. Dopo il fragore dei giochi d’artificio che illuminano a giorno il cielo di Sinagra, la processione ritrova il suo incedere solenne.

Ad attendere il Taumaturgo ci sono i simulacri di San Giovanni Battista e Santa Caterina d’Alessandria, che scortano il Patrono nell’ultimo tratto verso la Chiesa Madre. Qui, tra l’odore d’incenso e l’emozione collettiva, la benedizione del parroco suggella il ritorno a casa di San Leone, custode eterno di una comunità che non dimentica le proprie tradizioni.

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