Q-MAGAZINE - MESSINA - 10 FEBBRAIO: GIORNATA DEL RICORDO
DATA NOTIZIA: 16/02/2018 - FONTE NOTIZIA: Salvatore Calà
 
Su iniziativa della Sezione di Messina dell’Associazione Nazionale della Sanità Militare Italiana (Presidente Gr. Uff. dr. Angelo PETRUNGARO) si è celebrata a Messina la Giornata del Ricordo delle vittime delle Foibe con una S. Messa officiata dal parroco don Gianfranco CENTORRINO nella Basilica S. Maria del Carmine.
 

Hanno condiviso l’iniziativa: il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Gen. Claudio GRAZIANO; l’Ispettore Nazionale del Corpo Militare CRI, Magg. Gen. Gabriele LUPINI; S.lla Monica DIALUCE, Ispettrice Nazionale del Corpo delle II.VV. CRI; il Prof. Salvatore NASCE’, Presidente dell’U.N.C.R.S.I. e l’On. Prof. Giuseppe SCALISI. Presenti numerosi soci delle Associazioni combattentistiche e d’Arma, fra cui il Gen. Giuseppe BRIGUGLIO, Presidente dell’U.N.U.C.I.; Ufficiali militi e Sorelle rispettivamente del Corpo Militare  e del Corpo delle II.VV. della CRI; nonché una nutrita rappresentanza delle Associazioni degli esuli giuliani e dalmati.

L’uso criminale delle foibe, in nome della pulizia etnica, era iniziato subito dopo l’8 Settembre 1943 quando era avvenuta una parziale invasione della terra istriana. Ma nel biennio 1945 - 1947 esso raggiunse il culmine, portando in quel popolo italiano il martirio come quello subìto dal Ten. G.N.R. Luigi LORENZI, detto Gino, crocefisso da partigiani comunisti in località Carbonera (TV), nella notte fra il 3 e il 4 Maggio 1945 presso la cartiera Burgo o quello, horresco referens, avvenuto proprio nel Settembre 1943, della studentessa universitaria Norma COSSETTO violentata da 17 partigiani italo-titini, crocefissa, recisi i seni e gettata in una foiba. Tutto in conseguenza dello sciagurato accordo del 6 Febbraio 1945 stipulato a Yalta fra Inglesi, Americani e Sovietici. Oltre mezzo secolo è trascorso nel silenzio e nell'oblio dei fatti accaduti nella Venezia Giulia e in Dalmazia dove oltre agli infoiba menti c’è stato il conseguente esodo di oltre 300 mila persone da Fiume, Pola, Zara per sfuggire alle inenarrabili atrocità compiute dai comunisti – slavi e non – sugli Italiani di quelle terre.

Quando le bande comuniste di Tito scesero nella Venezia Giulia fu ammainato il Tricolore.  Era il 10 Febbraio 1947, data in cui l’Italia firmava a Parigi il Trattato di Pace le cui condizioni, imposte dagli Alleati, sul piano territoriale erano molto dure per essa e costarono la vita al Comandante delle truppe alleate a Pola ad opera della patriota Maria PASQUINELLI. L’invasione dell’Istria portò il terrore, le torture, gli infoibamenti che interessarono uomini, donne, bambini, militari, civili, giovani, vecchi, colpevoli solo di essere Italiani e per ciò latini. Non solo degli infoibamenti si macchiarono i comunisti di Tito, ma anche degli annegamenti di tanti soldati d’Italia nell’ ”amarissimo mare”, l’Adriatico, in cui vennero buttati vivi con una pietra al collo e fatti annegare il Col. di Cavalleria Nicolò LUXARDO e la moglie. Egli era nato in Dalmazia e nella Grande Guerra aveva combattuto come soldato volontario irredento nel Rgt. “Cavalleggeri di Roma”, meritando ben due medaglie d’argento al V.M. e nel 1920 era stato Capitano dei “Lancieri di Firenze”.

Dopo che la Dalmazia fu occupata dagli Slavi, il Tribunale penale di Zara condannò l’annegato Nico LUXARDO alla pena di morte tramite impiccagione. Fra i capi d’accusa c’era proprio quello di essere “Colonnello di Cavalleria italiana decorato di due medaglie d’argento al V.M. italiano”.

L’uso delle foibe è stato frutto di una lucida strategia: seminare il terrore per costringere gli Italiani a lasciare quelle terre che il Nazionalismo slavo voleva come proprie. Nelle voragini carsiche gli Italiani venivano buttati vivi, legati ai polsi gli uni gli altri con il fil di ferro e una volta sparato al primo egli si trascinava tutti gli altri i quali venivano fatti morire o lentamente o per lo scoppio di bombe. I profughi giuliani e dalmati che viaggiavano in vagoni merci con bambini e vecchi – quando giunsero alla stazione di Bologna – soffrirono l’ostilità della gente e non poterono nemmeno scendere per prendere un bicchier d’acqua. Vennero presi anche a sassate in quanto ritenuti fascisti e non Italiani che fuggivano dall’incalzante orda bolscevica. Quando andò loro bene si scontrarono con l’indifferenza più gretta. Nel ricordare le vittime delle Foibe, il dr. PETRUNGARO ha espresso il rammarico per il fatto che ancora oggi in Italia si continua a parlare poco, anzi pochissimo, di Foibe, al contrario di quanto molto si parla di altri fatti. Ma la Storia è per omnia ad perpetuam rei memoriam.
Dr. Angelo PETRUNGARO

 
 
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