Q-MAGAZINE - SICILIA – CORONAVIRUS: MISURE CHE NON GARANTISCONO I LAVORATORI ASU
DATA NOTIZIA: 20/03/2020 - FONTE NOTIZIA: Salvatore Calà
 

Disparità tra i lavoratori degli Enti siciliani. L’emergenza da Covid 19 e le misure scaturite non tutelano la categoria degli ASU, lavoratori socialmente utili. Sono circa cinquemila persone in Sicilia, impegnati in una moltitudine di lavori da oltre venti anni.

Non hanno contributi versati, non hanno un contratto di lavoro che ne garantisca diritti, e sempre più spesso sono chiamati solo ai doveri; che rispettano pur di non perdere il diritto di essere in un elenco. Li chiamano lavoratori socialmente utili. E in questi giorni di grande emergenza non sono stati garantiti né sono messi nelle condizioni di salvaguardare la salute delle loro famiglie e degli altri. In molti casi svolgono servizi di supporto nei vari Enti della Sicilia, nei Comuni, negli Assessorati, impegnati in servizi di fruizione e di tutela dei beni culturali.

Da 22 anni utilizzati dove servono e non godono del beneficio riservato ai dipendenti relativamente ai limiti dei 50 chilometri previsti per gli impiegati con contratto regolare per cui alcuni di loro sono costretti a fare anche un’ora di strada per recarsi sul posto di lavoro. Non si possono chiamare lavoratori benchè un lavoro lo svolgono regolarmente, e sono chiamati a timbrare un cartellino. Percepiscono non uno stipendio, ma un sussidio di circa 580 euro al mese. Insomma, persone lasciate nel limbo per comodità.

Forse, perchè in questa Terra c’è bisogno di avere sempre una scorta di voti? I tanti Governi succedutisi in questi anni questo bagaglio di voti lo hanno tenuto ben stretto da un laccio fatto di promesse. In questi giorni, a loro dire, hanno subito ulteriori disparità in quanto, diversamente dagli impiegati, non possono fruire del cosiddetto “lavoro agile” una misura che gli consentirebbe di lavorare.

Tra le varie indicazioni per gestire l’emergenza epidemiologica nella pubblica amministrazione ve ne è una, infatti, in particolare, destinata a incidere in maniera significativa sulla organizzazione e, ancora prima, sull’approccio mentale afferente ad una larga fetta dei lavoratori. L’art. 87 del D.L. 17 marzo 2020, n. 18 #CuraItalia (G.U. 17 marzo 2020, n. 70), preceduto dalla Direttiva del Ministro della Funzione pubblica 12 marzo 2020, n. 2, ha stabilito che “Fino alla cessazione dello stato di emergenza epidemiologica, il lavoro agile è la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa nelle pubbliche amministrazioni (di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165)”.

In tutto questo però si è creata una enorme disparità tra i lavoratori e per assurdo chi è garantito continua ad avere maggiori garanzie e chi invece queste garanzie non le ha mai avute subisce ulteriori torti. Nello specifico: nei vari Enti della Regione Sicilia e quindi anche nella pubblica amministrazione presta servizio personale Asu, impegnato in attività socialmente utili il quale dietro ad un compenso di circa 580 euro mensili garantisce un servizio di 20 ore settimanali e svolge ruoli spesse volte fondamentali per mandare avanti le strutture. Sono lavoratori per cui non viene assicurato il versamento contributivo.

Eppure per loro non sono previste misure che li tutelino. A tal proposito interviene il deputato Antonio Lombardo (M5S) che alla Regione dice: “Esentare Asu dal servizio, garantendogli regolare sussidio”.  E’ questo, in sostanza, quanto chiede alla Regione il deputato M5S alla Camera, Antonio Lombardo, che per questo ha scritto all’assessore alla Famiglia Scavone e ai vertici del dipartimento Lavoro.

“Considerato – afferma Lombardo – che le attività svolte dagli Asu possono configurarsi come attività di supporto ai compiti di istituto e alla luce delle recenti determinazioni governative nazionali seguite all’emergenza Coronavirus che promuovono il lavoro agile e, in subordine, il ricorso alle ferie pregresse, al congedo, alla banca ore, e ad altri istituti similari, sarebbe opportuno consentire ai lavoratori appartenenti a questa categoria di poter rimanere in casa, al fine di preservare meglio la loro salute e quella collettiva, in base alla logica, ormai chiarissima a tutti, che meno persone ci sono in circolazione, più possibilità abbiamo di vincere questa tremenda sfida che si siamo trovati davanti. Speriamo che i vertici regionali possono trovar modo di accogliere questa richiesta”.

Graziella Mignacca

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