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Lunedì 12 Aprile 2021 - Direttore Responsabile Salvatore Calà
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elezioni: è scoppiata la democrazia e la voglia di partecipare?
 
ELEZIONI: È SCOPPIATA LA DEMOCRAZIA E LA VOGLIA DI PARTECIPARE?
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FONTE NOTIZIA: Salvatore Calà
Politica, SINAGRA (ME)

Quattro liste, neanche duemila elettori e circa 70 tra candidati e assessori delegati. Ce n’è abbastanza  per  parlare di “laboratorio politico atipico” o come qualcuno dice “corsa alla poltrona” in alternativa a chi, invece, sostiene, senza troppa convinzione, che “è scoppiata la democrazia e la voglia di partecipare”. Sullo sfondo, manco a dirlo, la crisi economica, quella partitica e ideologica e, sostanzialmente, le voglie di rivalsa e i personalismi. Insomma la pochezza della politica che, a tratti, specie nei comizi, diventa folclore, iperbole, distorsione consapevole delle cifre, spettacolo gratuito, anche se, con il tasso di disoccupazione paesana ai massimi storici, c’è veramente poco o niente da ridere. E questo solo a guardare la facciata perché dietro le quinte si troverebbe di tutto e di più. C’è chi promette la luna, ben confezionata con tanto di fiocchettino augurale (possibilmente azzurro); chi oltre alla luna ha  già pronto pure  il sole e se aggiungi ancora un voto ti dà pure l’Universo. Insomma paghi uno e prendi tre.

Quanto ai programmi poi si ha l’impressione che, salvo poche diversificazioni(che potrebbero fare la differenza, ma vacci a capire) pare siano stati fatte  quasi con il “copia e incolla”. Nè altrimenti poteva essere dato che i problemi sono sempre gli stessi e sono da tutti conosciuti. Sui perché del “default” politico sinagrese, un “default nel default” che ha portato a  quattro liste (solo la pochezza degli abitanti  ha impedito che fossero molti di più), ogni candidato ha un’idea e una cognizione reale salvo poi a dare una spiegazione che il più delle volte appare  “adattata” ai bisogni politici piuttosto che aderire alla realtà e  condita su misura per  l’elettore di riferimento che nella maggior parte dei casi non è certo sprovveduto e quasi gongola di essere almeno  ogni cinque anni “Re per una notte” così com’è è giusto che sia. Ma perché si sta percorrendo una strada il cui sbocco è quantomeno stretto e tortuoso?

Le spiegazioni dei candidati sono verosimili e forse accettabili se non fosse che, come dicevo, adattate per necessità propagandistica ai bisogni personali.  Provo a tracciare con il rigore consentito dalla situazione e dal cuore, un’analisi quasi asettica. Tutto parte dalla seconda legislatura Ioppolo il cui inizio fu caratterizzato da un quasi plebiscito che però aveva lo sbocco chiuso dall’impossibilità di una terza candidatura(principio democratico sacrosanto per evitare la stagnazione della politica che sui Nebrodi fu pesantemente condizionata dall’esistenza dei cosiddetti ”Sindaci inossidabili”, lì per trent’anni, magari forse “illuminati” che avevano cristallizzato il potere e che furono spazzati, in alcuni casi, solo dall’ operazione “ Friggi e mangia” che ne spedi più di qualcuno in carcere rompendo finalmente la cappa grigia fatta, a mio giudizio di ”terrore e ricatto” che impedì, per decenni l’effettivo sviluppo del nostro territorio mortificando almeno due generazioni di giovani con grande danno della politica, della crescita e dell’economia. Giusto per fare qualche nome: Lanuto a Mirto, Sardo Infirri a Castell’Umberto, Grasso a Rocca, Perdichizzi a Santa Domenica Vittoria.

(Chi scrive ha vissuto come giornalista e cittadino queste realtà) Allora erano i tempi del craxismo, del “Caf” della corrente di Gava e quant’altro. Ma torniamo a Sinagra. Impossibilitato a ricandidarsi, l’amico Enzo Ioppolo (la mancata convergenza d’idee non implica certo steccati personali) da politico navigato capisce che  bisogna, al pari di tanti sindaci della zona, comunque tenere le posizioni in attesa che passi il quinquennio - forse neanche quello - e lancia la candidatura, per lui forse di “facciata” del cognato, il medico Gaetano Scarso che, checché se ne dica, dopo i primi comprensibili sbandamenti iniziali, ritrova se stesso e cerca di governare al meglio (con la stoffa del cittadino, ma non del politico, il che è stato, in alcuni casi, un valore aggiunto in fatto di democrazia e crescita) la variegata instabile e appiccicaticcia componente politica che lo aveva sostenuto pesantemente condizionato dalla presenza del cognato che, in molti, percepivano e percepiscono ancora come “sindaco ombra”.

Che ciò fosse un bene o un male è ancora da capire e non sarà certo il risultato di queste elezioni a stabilirlo ma le conseguenze che da esse ne deriveranno. Questo stato di cose crea di fatto un conflitto legittimo e  inevitabile tra  i ruoli attribuiti dalla legge ai singoli amministratori e le figure “di fatto”che, a volte rendono difficile la stessa convivenza. Come se ciò non bastasse a complicare le cose  ci si è messa pure la presenza, percepita come “politicamente invadente”, dei vari responsabili delle Aree i cui atti, in vari casi apparivano (il condizionale è d’obbligo) quasi politici anziché solo gestionali. (Una riflessione a parte meriterebbero le somme percepite da ciascuno di essi e l’effettiva convenienza che avrebbe  il Comune di Sinagra ad azzerali risparmiando fior di quattrini il che in un periodo di vacche magre non guasterebbe di sicuro. Ma questa è un’altra storia). Dai malumori alle crepe, il passaggio è stato breve e si concretizza con l’uscita dall’amministrazione di Leone Agnello che inizia un suo personale percorso politico e lo blinda con  la propria decisa candidatura a Sindaco.

L’amministrazione traballa ma, come qualcuno aveva sperato, non cade,( a Napoli nesciuno è fesso) Scarso regge la situazione, fa il politico e viene sostenuto da una compagine trasversale. Si va avanti. Le beghe però restano così come le aspettative di Ioppolo che però non trovano sponda, nè potevano trovarla, in quella congiuntura, tra i componenti della giunta. Il tempo stringe, le elezioni si avvicinano, bisogna presentare le liste, mancano i candidati consiliari, tutti si sentono sindaci e  le quote rosa sono un problema nel problema: la guerra sotterranea  è in corso i giovani fiutano(com’è giusto) la politica ma, Scarso temporeggia. Sullo sfondo si profila una sorta di notte dei “lunghi coltelli” in salsa paesana però al peperoncino, spuntano tigri e tigrotti, politicanti della prima ora e… verginelle. Ce n’è abbastanza per il vice Carmelo Rizzo che si vede costretto ad assumere un ruolo.

Scarso ritira la sua candidatura (in verità mai caldeggiata con forza anche se voluta e forse dovuta) ed esce elegantemente, lui sì, in punta di piedi. Attorno a Rizzo si forma subito un’aggregazione spontanea: è giovane, ha voglia di fare “uno di voi” si definisce ed certamente lo è, forse un pò timido è la vera novità della campagna elettorale. Un vaso di terracotta che però regge il confronto con quelli di ferro. C’è chi giura che non riuscirà a fare neanche la lista (non ha niente da offrire il che potrebbe essere un problema) invece la fa, eccome, superando persino il numero minimo delle quote rosa  aggregando  componenti rappresentativi di tutte le forze politiche e sociali. Intanto anche Ioppolo si candida perché- dice- così hanno deciso i suoi (ma nessuno sembra crederci più di tanto).

Enza Maccora si ripropone nella continuità politica di sempre ma lo schieramento precedente che l’ha sostenuta risulta parecchio assottigliato, mancano diversi gruppi e in particolare il sindacalista Enzo Caputo che  giurano in tanti avrebbe un pacchetto di voti “quotati in borsa”. La campagna è aperta. I comizi preferiscono, così sembra, l’eleganza dell’oratoria o la foga di Mompracen (manco fossimo nella giungla)  alla semplice, anche se incerta, voce della realtà. I cittadini ascoltano, in parte hanno già deciso, mancano però gli applausi delle scorse campagne elettorali. La politica tutta non ha certo dato una buona immagine di sè. L’esigenza di voltare comunque pagina, con la partecipazione, è palpabile come dimostrano  i tanti volti nuovi della politica.

Comunque vada per Sinagra queste amministrative sono un’occasione mancata. A dimostralo i tanti nuovi elementi validi che si trovano, con percentuali differenti, in tutte le liste. Giovani scompaginati il cui potenziale sociale  è stato “ingabbiato” dai lupi della politica che purtroppo oggi come oggi non è più sinonimo di correttezza. Il dilemma è: chi può dare risposte a Sinagra?

L’oratoria, l’enfasi, la professionalità o l’umiltà di chi si affaccia per la prima volta? A sostenere l’esame questa volta non saranno i candidati ma i cittadini che  non si possono permettere di sbagliare nè di credere che  l’asino che non ha mai volato ora possa volare e gettare dall’alto soldi, posti di lavoro, benessere o ancora peggio, telefonini, buoni benzina, e quant’altro possa inquinare la volontà del cittadino. Chiudo con un frase tanto cara quanto attuale del mio professore di filosofia della politica L. Chiodi che nel libro “La menzogna del potere” scriveva “La politica  promette mille da dieci e ruba cento”! Purtroppo fin’ora è stato così. Vogliamo continuare?

 Enzo Caputo
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