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Sabato 8 Maggio 2021 - Direttore Responsabile Salvatore Calà
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domenica di pasqua, la processione con la corsa di san leone
 
DOMENICA DI PASQUA, LA PROCESSIONE CON LA CORSA DI SAN LEONE
domenica di pasqua, la processione con la corsa di san leone
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FONTE NOTIZIA: Salvatore Calà
Eventi, SINAGRA (ME)

La sera di Pasqua a Sinagra ricorre la tradizionale processione notturna del Santo Patrono con la spettacolare corsa finale del Simulacro con i fedeli.
Secondo un’usanza, che si tramanda dalla notte dei tempi, la statua di S. Leone, il protettore del paese, viene portato dalla chiesa di campagna a quella Madre del centro, un percorso di poco più di 2 Km.

All’imbrunire, al grido di “Viva Santu Lio”, dopo la celebrazione della Santa Messa, officiata dall’arciprete della Parrocchia, il Simulacro del Santo viene preso e portato a spalla dai giovani del luogo.
Si cammina a passi lenti, quasi due avanti e uno in dietro.

Il tragitto è allietato dal Santo Rosario recitato dall’arciprete, dalle note musicali e dallo scoppiettare dei petardi che di tanto in tanto irrompono nella quiete e l’oscurità della notte.

La processione arriva al ponte del paese verso le 22,30. Qui la gente, venuta a migliaia dai più disparati paesi della Sicilia, si accalca e si assiepa lungo i due lati della strada fino alla piazza centrale.
L’accensione dei fumogeni e dei fuochi artificiali, che avvolgono e illuminano il percorso, danno il via alla spettacolare corsa.

Al grido di “Viva Santu Lio”, ripetuto più volte a gran voce dai presenti, Simulacro e fedeli partono di corsa verso il paese mentre la gente assiepata batte le mani festante e acclama a gran voce il Santo al suo passaggio. In piazza la processione si ricompone e i fuochi d’artificio dipingono di mille colori il cielo di Sinagra.

Al termine la processione riprende il cammino verso la chiesa Madre, dove si conclude con la benedizione impartita dall’arciprete Don Enzo Fulgenzi.
Il procedere a passi lenti e la corsa finale verso il paese, nella tradizione trovano giustificazione nel fatto che il Santo, intorno al 780, quand’era vescovo di Catania, fu per qualche tempo a Sinagra e visse in una grotta in campagna, dove, dopo la sua morte, fu costruita una chiesetta.

Secondo alcuni storici venne per convertire la gente del territorio al cristianesimo, secondo altri per sfuggire all’arresto intimato dall’Imperatore di Costantinopoli che lo voleva iconoclasta mentre Lui si era uniformato al volere del papa che difendeva le statue Sacre. Secondo la tradizione, il Santo, reclamato dai catanesi, era titubante a rientrare, da qui l’incedere lento. Quando arrivò di fronte al paese, però, abbandonò ogni indugio e corse verso gli abitanti che lo aspettavano per ascoltare la sua parola.

Domenico Orifici
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