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Giovedì 21 Ottobre 2021 - Direttore Responsabile Salvatore Calà
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stragi del sabato: facebook diventa terreno per stimolare la politica
 
STRAGI DEL SABATO: FACEBOOK DIVENTA TERRENO PER STIMOLARE LA POLITICA
stragi del sabato:  facebook diventa terreno per stimolare la politica
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FONTE NOTIZIA: U.A. Brolese
Cronaca, NEBRODI (ME)

RIVEVIAMO & PUBBLICHIAMO *

Proviamo a ragionarci assieme, eliminando a priori qualsiasi discussione sull'operato delle forze dell'ordine, che oramai da anni svolgono un servizio di prevenzione e controllo del territorio mirato a ridimensionare il fenomeno delle stragi del sabato sera, con i pochi uomini e mezzi a loro disposizione. Del resto sarebbe impensabile che la soluzione sia solo di natura repressiva (Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Vigili Urbani e Carabinieri tengono periodicamente, presso le scuole che ne facciano espressa richiesta, corsi specifici sul problema alcol’ e sui rischi derivati dall'uso delle nuove tecnologie). Vorrei semplicemente permettermi di dare un contributo alla discussione in atto che, a mio avviso, per il semplice fatto che se ne parli è già parte della risoluzione dello stesso problema. Sono cosciente, si rischia di fare la figura dei saccenti e magari di rendersi antipatici, ma la portata del problema è tale da meritare attenzione e interesse, e credo siano venuti fuori spunti interessanti, primo fra tutti è il dialogo in atto fra generazioni diverse, e questo è già cosa straordinaria.

Non credo ci sia bisogno di inventarsi nulla di nuovo, basta saper mettere assieme le migliori proposte e farne sintesi, valutando pregi e difetti di ogni singola considerazione. Apprezzo la prima considerazione fatta sul servizio navetta da Antonio, così come ritengo che Costa Saracena o uno di quei tanti enti (in)utili presenti sul territorio possano farsi carico del servizio che, comunque, non dovrebbe essere limitato al sabato sera ma fruibile 365 giorni all'anno, sfruttandolo anche su chiamata per i trasferimenti in aeroporto, a beneficio dei turisti, abbattendo i costi per raggiungere le nostre località (spesso tali carenze rappresentano un motivo che porta alla scelta di altre mete).
La riviera romagnola utilizza da oltre 20 anni questo sistema, che ha consentito di salvare parecchie vite, e contestualmente fornisce un servizio al turista, (oltre 2700 alberghi fra Rimini e Riccione la maggior parte a conduzione familiare che compartecipano alle spese e dialogano con le amministrazioni locali). Ma non si pensi che mettere i ragazzi “su un carro bestiame” e mandarli in trasferta per consentirgli di ubriacarsi in tutta sicurezza, come qualcuno ha commentato e magari ricondurre tutto ad un problema di costi, sia la soluzione!

Così come apprezzo l'intervento del sig. Nino che con la sua giovane età ci ha regalato una perla di saggezza, sottolineando che stavamo discutendo su un argomento, senza conoscerne le reali cause e quindi addebitando con pregiudizio le responsabilità, che spesso (è vero) sono da addebitarsi all'uso di sostanze alcoliche e non (circa 80% dagli ultimi dati) che sicuramente alterano lo stato psicofisico oltre che nuocere alla salute. Ma non sono la totalità della fattispecie, in quanto stanchezza, colpi di sonno, distrazioni alla guida con il telefonino, euforia e altro contribuiscono alle variabili sul tema. Sottolineerei altresì che i bulli della situazione viaggerebbero comunque con le loro auto sbeffeggiando magari i bigotti che fanno rientro a casa con il ”trenino”.

Mi permetto di sottolineare che molti giovani, con cui ho il piacere di dialogare, oltre che frequentare, mi raccontano che ormai da tempo si organizzano con una macchina, scegliendo chi poi la guiderà. E, comunque, stiamo parlando dei nostri figli, dei nostri cugini, dei nostri fratelli più piccoli, stiamo parlando di” Noi stessi” che abbiamo combinato le identiche caz..te e solo al ricordo ci tremano le gambe. Fa bene Antonio a ribadire che non è solo un problema di cultura o educazione, ma è tutto il sistema che va rivisto.

”E allora“ – giustamente – ci si chiede cosa fare? Potremmo solo lanciare qualche idea e poi condividerla tutti assieme. Partirei con il responsabilizzare i nostri figli, facendo dei patti e dialogando con loro, per fargli comprendere le nostre paure e continuerei rivedendo il tempo della ”Movida”, che nel corso degli anni si è spostato sempre più avanti, negli orari di apertura dei locali notturni (vedi Ficarra e Picone), per poi ritornare al pomeriggio giovane, ed al divieto di somministrazione di bevande alcoliche oltre un certo orario.
Poco ci deve importare di qualche centinaia di euro persi, che reclamano i gestori dei locali a confronto di vite perse e pronto soccorso notturni intasati da file di ragazzi che hanno oltrepassato il limite. Si qualcuno ricordava esempi come Spagna o altri paesi europei dove la regola è chiamare taxi, che svolgono regolare servizio a costi contenuti, che rappresentano, nelle città metropolitane, un servizio importante. Siamo coscienti che ogni forma di proibizionismo non ha mai funzionato: dall'alcool alle droghe, scatenando spesso il desiderio del proibito, oltre che alimentare il mercato del crimine.

Gli amministratori locali devono avere il coraggio di fare scelte… coraggiose, magari perdendo (forse) consenso elettorale, ma salvando molte vite, con ordinanze che impongano orari e modalità di somministrazione di alcool (norme già esistenti); rafforzerei l'attività repressiva, mettendo in campo più uomini e mezzi, obbligando i gestori dei locali notturni a fare effettuare controlli gratuiti e volontari a coloro i quali intendano verificare il tasso alcolemico ed inserendo qualche norma che, a fronte di un ritiro di patente, ti obblighi a fare un periodo di servizio civile, condizione essenziale per poter riottenere la stessa, da svolgere in determinate strutture, ad assistere ragazzi che sono rimasti fortemente invalidati da esperienze del genere.

Ritengo inoltre che affermazioni del tipo “ho paura delle condizioni psico fisiche dei ragazzi, con cui mio figlio/a sale in auto per andare a divertirsi”, sa di chi pensa che il problema è sempre degli altri e non mai dei propri; si, ha capito bene cara signora, i così detti”altri”, forse sono i miei figli che – credo - un minimo di educazione l'abbiano pure ricevuta, ma non possiamo e non dobbiamo farli diventare animali asociali, in quanto discoteche, sale da ballo, pub e altri luoghi di aggregazione non sono e non devono essere necessariamente luoghi di trasgressione e di perversione .

Ritengo altresì che la risoluzione del problema non possa essere demandata ad un solo sindaco, in quanto la vita notturna è fatta di continue migrazioni, anche nel corso della stessa serata, in più comuni della provincia. Potremmo invece avvalerci dell'opportunità di avere sul territorio due sindaci capaci e competenti , quali autorevoli rappresentanti dell'A.N.C.I., che potrebbero farsi porta voce di una richiesta forte, che arriva da cittadini/genitori, fortemente preoccupati della sorte dei propri cari, che vada nel senso di dare regole chiare e forti affinché si possa regolamentare l'attività di questi locali “notturni”.

Sarebbe auspicabile - altresì - suggerire ai nostri referenti politici di proporre una norma che in sostituzione del vecchio servizio di leva, ormai da anni abolito, leghi il rilascio del patentino per la moto, quindi a 16 anni di età, ad un periodo di servizio civile obbligatorio, a stretto contatto (così come già accennato in precedenza) con persone e realtà coinvolte in tragedie del genere, affinché si possa acquisire conoscenza, oltre che coscienza della drammaticità delle cose. Genitori e ragazzi dovrebbero condividere sempre più di frequente anche momenti ludici, e questo potrebbe servire ai primi per comprendere il mondo giovanile, ai giovani invece per avere l'opportunità di conoscere una altra modalità di sano divertimento.

Non ho certezza che le cose anzidette siano risolutive, ma vorrei quantomeno poter sperare che fra 6/7 anni quando i miei figli entreranno in quella maledetta fascia di età che ne attesterà il passaggio dal mondo giovanile a quello degli adulti, qualche regola in più si sia adottata. Quando Facebook da piazza virtuale diventa terreno per discutere, confrontarsi e stimolare la classe politico/partitica,ad affrontare tematiche per molti scomode, suggerendone anche possibili soluzioni!

U.A. Brolese
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