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Lunedì 15 Ottobre 2018 - Direttore Responsabile Salvatore Calà
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lettera di un piccolo imprenditore a un dipendente
 
LETTERA DI UN PICCOLO IMPRENDITORE A UN DIPENDENTE
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FONTE NOTIZIA: http://startup-news.it
Attualità, ITALIA

Ogni giorno continuiamo a parlare di startup e nuove attività. Lo facciamo con lo spirito positivo che deve avere per forza chi ha deciso di diventare imprenditore e imbarcarsi in una nuova avventura. Eppure nel sottofondo, mentre corriamo come dei disperati per realizzare i nostri sogni, in Tv, sui social e sui giornali assistiamo a un baccano enorme sollevato da sindacati che invocano scioperi generali e non hanno capito l’epoca in cui viviamo, da dipendenti che non vogliono saperne di mettersi nei panni di chi mastica crisi e asfalto dalla mattina alla sera, da un partito di maggioranza che continua ad autoflaggellarsi, da aziende che chiudono e spostano la produzione all’estero e potrei andare avanti ancora per molto.

“Se pensi di avere delle idee così geniali e dove lavori il tuo capo ti sfrutta, perché non ti metti in proprio e cerchi di realizzare i tuoi sogni”? L’ho chiesto proprio ieri a un caro amico che continua a sostenere di avere un’idea interessantissima e ogni giorno si lamenta del proprio lavoro da impiegato, immutato da 15 anni. “Guarda, finché avrò un posto fisso e qualcuno che mi paga lo stipendio tutti i mesi, non ci penso minimamente a mettermi in proprio. Eppure ti invidio, perché tu sei sicuramente più libero di me!”

Ma davvero c’è chi crede che un lavoratore autonomo sia una persona libera? Certo,

  • libero di mettersi a lavorare alle sei di mattina anziché timbrare il cartellino alle nove.
  • Libero di incollarsi alla sedia per quindici ore consecutive e col telefono accesso fino a tardi.
  • Libero di infuriarsi e poi scrivere lettere gentili quando i tuoi clienti decidono di ritardare i pagamenti.
  • Libero di lavorare il sabato e la domenica e non prenotare mai un albergo se manca la connessione Wi-Fi.
  • Libero di accettare oggi dei lavori per ieri perché “siamo di corsissima e il budget è risicato”.
  • Libero di stare sveglio la notte perché sei sempre sicuro di aver dimenticato qualcosa di importante.
  • Libero di non capire esattamente cosa c’è da pagare allo Stato, al Fisco, al Comune, all’Inps e a mille altri destinatari che immancabilmente ti svuotano le tasche lasciandoti ogni mese con l’amaro in bocca.
  • Libero di non afferrare mai completamente quello che ti dice il commercialista, perché alla fine sono sempre brutte notizie.
  • Libero di non ammalarsi mai perché le consegne vanno rispettate e “fuori tu, avanti un altro”.
  • Libero…

Ma è davvero possibile fare impresa in un Paese convinto che chiunque abbia una partita Iva o una piccola attività sia un evasore? È possibile che in Italia una fetta enorme di persone, risulti completamente invisibile agli occhi del diritto? È possibile che nessuno si sia mai accorto di quel mostro assassino chiamato Gestione Separata Inps? Una cloaca che ingloba denari di lavoratori che non se li vedranno mai restituiti.

I suoi con­tri­buti ser­vono oggi a coprire i debiti delle altre gestioni Inps, quella dei diri­genti per esem­pio. Que­sti lavo­ra­tori non hanno diritto a nessun ammortizzatore sociale, eppure con i loro com­pensi pro­du­cono un Pil pari a 24 miliardi di euro e garantiscono all’Inps un get­tito di 5 miliardi e 805 milioni l’anno. I pre­cari finan­ziano il Wel­fare senza avere nulla in cam­bio. Sono fatti.

Ci vuole coraggio, amico mio, a fare questa vita, ma ogni piccolo traguardo raggiunto vale 10 volte il tuo. Perché ci arrivi sempre, nonostante tutto e mai grazie a qualcuno.

Faccio parte di quella gente che rischia sempre in prima persona, che la mattina affila la lama e inventa cose nuove perché altrimenti il mercato ti ammazza. Mi pento ogni sera di non essere un dipendente e cambio idea tutte le mattine perché ormai non potrei più esserlo.

Cosa penso del baccano che sento in questi giorni? Nulla! È solo fastidio! Non mi riguarda. Non mi riguarda Landini, i sindacati, la Fiom e tantomeno Renzi. In fondo, perché un aiuto cuoco dovrebbe preoccuparsi di come i commensali si spartiscono quel succulento pollo che lui non assaggerà mai? Perchè?

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