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Luned́ 21 Maggio 2018 - Direttore Responsabile Salvatore Calà
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l’area artigianale pip, trasformata in una macchina succhia sangue?
 
L’AREA ARTIGIANALE PIP, TRASFORMATA IN UNA MACCHINA SUCCHIA SANGUE?
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FONTE NOTIZIA: Salvatore Calà
Attualità, SINAGRA (ME)

L’area artigianale PIP (Piani Industriali Produttivi) di Molino Vecchio del comune di Sinagra, quella nata col presupposto di far decollare l’economia del paese, fermare l’emigrazione , dare un po’ di ossigeno al paese si è trasformata in una macchina succhia sangue a  una popolazione stremata dalla sfiducia nel sogno in cui credeva.

Bandi, assegnazioni delle aree, revoche, processi al TAR per non assegnare, con pesante onere per le casse comunali, rinunce da parte delle imprese e, in ultimo, gare deserte, costituiscono la triste realtà di un’area ormai preda dei rovi e di un inesorabile degrado cui è sottoposta a quasi cinque anni dal suo completamento.

Solo due sono le aree assegnate a due imprese e di queste solo, una ha realizzato un piccolo laboratorio dove lavorano due carrozzieri, padre e figlio.

Per l’altra pur venduta, e la stessa licenza edilizia rilasciata, non sembrano essere stati avviati i lavori. La colpa? La prima da attribuire a un regolamento poco chiaro che prevede la rateizzazione dei pagamenti, ma non stabilisce i termini esatti dimenticando che l’area deve servire a dare ossigeno al paese e alla sua popolazione.

Si continua a richiedere, infatti, che gli assegnatari paghino  per intero le somme dovute all’atto del contratto notarile; le amministrazioni che si sono succedute continuano a persistere a non prevedere un’adeguata forma di dilazione  che venenga incontro alle esigenze manifstatesi chiaramente sin dal primo atto di assegnazione.

A chi ha fatto ricorso al TAR, con avvocati pagati a caro prezzo, l’amministrazione è riuscita a togliere il diritto di avere l’assegnazione dell’area perché non in regola con il pagamento anticipato. Per lo stesso motivo le successive gare non sono andate a buon fine: quando la ditta si vede spogliata dei soldi con cui credeva di costruire il capannone, rinunzia all’assegnazione. Ora, stante il problema, nessuno più fa domanda e le gare vanno deserte.

Se con lungimiranza, dalle amministrazioni che si sono succedute, fosse stata agevolata la costruzione, a quest’ora, ci sarebbe stato tanto lavoro e le casse comunali sarebbero state ricolme dai contributi e tasse provenienti dal reddito prodotto dalle attività. Eppure tutto questo si conosce da un pezzo: è stato cavallo di battaglia nelle recenti passate elezioni, ma, archiviato il risultato, si è continuato sulle orme di prima, peggiorando ogni giorno la situazione.

Domenico Orifici

 

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