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per rosa: che non si spenga mai la speranza dentro il nostro cuore…!
 
PER ROSA: CHE NON SI SPENGA MAI LA SPERANZA DENTRO IL NOSTRO CUORE…!
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FONTE NOTIZIA: Salvatore Calà / Le Foto sono di Enzo Gridà
Eventi, CASTELL'UMBERTO (ME)

RICEVIAMO & PUBBLICHIAMO * CASTELL’UMBERTO 07/07/2013

E’ un giorno di festa questo. Festa grande perchè finalmente se ci sediamo ad un tavolo, o chiamiamo al telefono, possiamo parlare con Rosa e lei può risponderci. Non so a voi, ma a me sembra un piccolo grande miracolo, un evento che ha dello straordinario. Di quegli eventi che fanno comprendere come le cose straordinarie stiano in verità nelle cose piccole, nelle cose ordinarie. Cose ordinarie, ad esempio, sono il dono della voce, dell'udito, della vista, del tatto, e che tradotti in situazioni quotidiane significa poter udire le persone che si amano e che ci circondano, poterle guardare, accarezzare, stringergli la mano, abbracciarle. Ossia le cose ordinarie e quotidiane consentono di svolgere eventi straordinari. L'evento ordinario, ad esempio, è che siamo qui in una chiesa strapiena, questo sabato pomeriggio. L'essere qui per festeggiare una sola persona, è quello straordinario perchè è segno di una grande umanità.

Un autore che si chiama Yoshimoto nel suo “Un viaggio chiamato vita”, scriveva:

“La vita è fatta di piccole felicità insignificanti, simili a minuscoli fiori. Non è fatta solo di grandi cose, come lo studio, l’amore, i matrimoni, i figli. Ogni giorno succedono piccole cose, tante da non riuscire a tenerle a mente né a contarle, e tra di esse si nascondono granelli di una felicità appena percepibile, che l’anima respira e grazie alla quale vive”..

Ora, ci sono persone che hanno contribuito con le piccole azioni a rendere straordinario questa giornata in questo viaggio chiamato vita. E colgo questo momento per ringraziarle. Lo faccio a nome di Rosa, pure, perchè ci tiene tanto a farlo: ne abbiamo parlato l'altro giorno, quando lei è tornata da Cefalù. Mi ha detto: “vorrei ringraziare tutti, ma ho paura di emozionarmi perchè a volte tutto quello che ho nel cuore e che vorrei dire mi esce solo con le lacrime”. Conosco Rosa da quando siamo nate, visto che abbiamo solo un anno di differenza.

I miei primi ricordi di bambina mi riportano alle scuole elementari e ai rimproveri che ci prendevamo dal nostro maestro perchè parlavamo troppo: lui ci separava di banco, ma dopo qualche giorno eravamo insieme fianco a fianco; quindi penso di poter bene interpretare i suoi desideri. Ed eccoli qui.
Ci sono – dicevo - persone da  ringraziare. Si ringraziano tutti gli Enti e le forze dell’ordine per le opportune autorizzazioni, si ringrazia il Comune, i vigili urbani, i carabinieri.

Si ringraziano quanto si sono adoperati nei soccorsi il giorno dell’incidente, il 13 marzo del 2011. Ringraziamento speciale alla medicina ed ai suoi progressi e nel dettaglio ai medici che, tra amore e dedizione alla vita applicati nella giusta misura che a volte è fatta anche da una necessaria durezza, in questo difficile cammino, le hanno fatto recuperare molte funzionalità tra cui quella dell'autonomia nel respirare; che è legata anche al poter parlare, ossia a consentire che le cose ordinarie diventino straordinarie.

Un pastore tra le sue pecore, seppure il gregge è sano, deve conoscere le strade verso l'erba più alta e fresca. E i suoi segni sono sentieri che conducono alle cose straordinarie. Un pezzetto di stoffa può, ad esempio, indicare dove si trova l'erba più fresca ed alta. So, come rosa mi ha raccontato che quel pezzetto di stoffa della veste di una straordinaria santa, madre Teresa di Calcutta, l'ha condotta verso la strada giusta a cui è giunta dai sentieri della speranza e della fede.

Un grazie al pastore di questa comunità, Antonio Sambataro.

“Pazienza è una volontaria e costante tolleranza di cose ardue e difficili” diceva Cicerone.
In verità, la vita spesso ci riserva situazioni difficili che richiedono una oltremisura applicazione ai confini della pazienza, ma ci affianca persone che ci aiutano a farle superare. Quelle persone sono persone straordinarie e speciali. “Perché vero è che ognuno, a modo nostro, siamo tutti unici e speciali – così ho letto da qualche parte -ma le persone belle sono quelle che rendono bella la vita di ogni giorno, sono quelle che hanno la capacità di darti un sorriso anche nei giorni grigi, sono quelle che si alzano la mattina e ripetono ..anche oggi sarà un bel giorno ...si va avanti. Quelle persone che sanno che Un sorriso si sciupa a tenerlo chiuso tra le labbra. Parlo di Giulio che ha applicato nel pratico tutto l’amore di un marito con dedizione e abnegazione alla famiglia.

E, parlo di una persona che in questa situazione ha fatto come ha fatto sempre: ha cercato le cose dolci fra le amare. Una mamma, cos’altro può fare? Se, comunque, e seppure nella ferocia del destino, può sempre abbracciare una figlia ed averla davanti agli occhi oltre che nel cuore. Zia Maria Giuseppa, la tua umiltà nell’accogliere il dolore mi pare che sia una dura prova alla pazienza. Sei esempio di grande fede e di straordinario amore filiale. E, mi viene in mente un altro pensiero letto da qualche parte, che “Per quanto difficile possa essere la vita, c’è sempre qualcosa che è possibile fare: Guardare le stelle invece dei piedi.”.

Tu che in cielo hai delle stelle speciali, sai che il cielo più grande è contenuto dentro al cuore, quello di una mamma che è composto principalmente dal coraggio. “Non si muore per dolore, mi hai detto qualche tempo fa, altrimenti io sarei morta già più di una volta”. Ecco zia, hai proprio ragione, a volte ci vuole più coraggio a vivere ed affrontare le situazioni. E anche qui mi sembra che tu sia di straordinario esempio per la tua forza d’animo, per il coraggio che hai mostrato nell’affrontare la vita.

La FELICITA’ è una questione di attimi. E’ un caffè con un’amica. E’ rispondere al telefono ed udire con sorpresa la voce di chi ami. E’ una boccata d’aria fresca dopo una giornata richiusa in una stanza. E’ un sorriso. E’ una passeggiata al sole dopo settimane di pioggia. E’ una confidenza fra sorelle. E’ il consiglio giusto, quello che fa riflettere e fa dire: “No, non pensare a domani, cosa farai e se sarai felice. Goditi il momento presente, è l’unico che possiedi. Non chiederti se ci saranno le opportunità giuste, creale.

Non pensare troppo al domani, respira l’istante presente. Non domandarti se domani pioverà. Oggi vedi il Sole, ed è questo che conta. Goditi ogni istante. Ogni emozione, ogni lieve respiro. Sono queste le nostre dosi di felicità”. Queste piccole cose e questa felicità sono quelle che oggi ci godiamo avendoti accanto, Rosa. E tutti questi pensieri non sono altro che l’accoglimento delle preghiere di ognuno di noi, fratelli, cognati, sorelle (e qui Nella meriterebbe un’aureola per la dedizione mostrata), zii, cugini, nipoti, amici, conoscenti, rivolte al signore. Grazie quindi a questa Comunità, che, ogni giorno, ha pregato per Rosa desiderando di poter prendere un caffè con lei, di poter fare una passeggiata sotto il sole dopo una giornata di pioggia, manifestandole affetto con le piccole azioni e con la preghiera.

Voglio riprendere un concetto della preghiera attraverso un aneddoto, che non è mio ma è preso da Papa Giovanni Paolo II e riguarda proprio il PESO DELLA PREGHIERA:
Una donna in un negozio, si avvicinò al proprietario e umilmente gli chiese se poteva prendere alcuni alimenti a credito. Con delicatezza gli spiegò che suo marito si era ammalato in modo serio e non poteva lavorare e i loro sette figli avevano bisogno di cibo. Il proprietario non accettò e le intimò di uscire dal negozio. Conoscendo la reale necessità della sua famiglia la donna supplicò: “Per favore, signore, glielo pagherò non appena posso”. Il proprietario ribadì che non poteva farle credito, e che lei poteva rivolgersi ad un altro negozio. In piedi, vicino al banco, si trova un giovane sacerdote che aveva ascoltato la conversazione tra il padrone del negozio e la donna.

Il sacerdote si avvicinò e disse che avrebbe pagato quello che la donna avrebbe preso per il bisogno della sua famiglia, allora il padrone con voce riluttante, chiese alla donna: “Hai la lista della spesa?”. La donna disse “Si, signore”. “Bene” disse il proprietario “metta la sua lista sul piatto della bilancia e le darò tanta merce quanto pesa la sua lista”. La donna esitò un attimo e, chinando la testa cercò nel suo portafoglio un pezzo di carta, scrisse qualcosa e poi posò il foglietto su un piatto della bilancia. Gli occhi del padrone e del sacerdote si dilatarono per lo stupore, quando videro il piatto della bilancia, dove era stato posato il biglietto, abbassarsi di colpo e rimanere abbassato. Il padrone del negozio, fissando la bilancia, disse: “E’ incredibile” Il sacerdote sorrise e il padrone cominciò a mettere sacchetti di alimenti sull’altro piatto della bilancia. Pur continuando a mettere molti alimenti, il piatto della bilancia non si muoveva, fino a che si riempì.

Il padrone rimase profondamente stupito. Alla fine, prese il foglietto di carta e lo fissò ancora più stupito e confuso… non era una lista della spesa! Era una preghiera che diceva: “Mio DIO, Tu conosci la mia situazione e sai ciò di cui ho bisogno: metto tutto nelle tue mani!”. Il giovane sacerdote esclamò: “ORA SAPPIAMO QUANTO PESA UNA PREGHIERA”.

Sono trascorsi due anni e mezzo da quel bruttissimo incidente. In tutta questa situazione sono stati messi a dura prova due ragazzini. Giulio e kelly per voi un messaggio che si aggiunge al grande esempio che quotidianamente i vostri genitori vi danno.
“Quando pensate che tutto sia perso, vestitevi di un sorriso e di tanta speranza allenate il vostro cuore per le future battaglie e imparate da quelle che sembrano sconfitte ad amare profondamente la vita”.

”Ci sono donne, che si sbracciano, che non si autocommiserano, che non dicono “non ce la posso far”e. Ma dicono: “ce la devo fare” e quindi combattono ed oggi possono dire di avercela fatta. Questa sei tu, Rosa: determinata, cocciuta, a volte come un fiume in piena, come il cielo in tempesta. Ma nelle cose importanti sommessa e umile, capace di decidere cosa è giusto fare e capace di metterci tutto l’impegno, la pazienza e l’amore per riuscirci.

Resta ancora molta strada da fare. Tu lo sai, sei cosciente. Ma la forza non ti manca, hai tanti buoni motivi per continuare a non arrenderti. Noi, tutti, ti saremo vicini, come abbiamo fatto finora, con una preghiera al giorno.
E questo è il nostro augurio cara rosa. Tratto da un canto irlandese:
“Possa la strada alzarsi per venirti incontro, possa il vento essere sempre alla tua schiena, possa il sole splendere caldo sul tuo viso e la pioggia cadere soffice nei tuoi campi e, finchè, ci incontriamo di nuovo possa Dio sostenerti nel palmo della sua mano”.

Ora che mi sono presa, in verità, tutto il tempo che volevo, voglio rivolgermi a tutta la comunità di Sfaranda, un posto che quando parlo coi miei genitori e coi miei fratelli chiamiamo sempre “la nostra casa”. Con un aneddoto che parla di 4 candele faccio il mio accorato appello: “servono ancora le nostre preghiere”. Queste preghiere devono essere sempre vive come la candela della speranza di cui vi parlo:
“Quattro candele, bruciando, si consumavano lentamente.

Il luogo era talmente silenzioso, che si poteva ascoltare la loro conversazione.
La prima diceva:“Io sono la PACE, ma gli uomini non mi vogliono: penso proprio che non mi resti altro da fare che spegnermi!” Così fu e, a poco a poco, la candela si lasciò spegnere completamente. La seconda disse: “Io sono la FEDE purtroppo non servo a nulla. Gli uomini non ne vogliono sapere di me, non ha senso che io resti accesa”. Appena ebbe terminato di parlare, una leggera brezza soffiò su di lei e la spense. Triste triste, la terza candela a sua volta disse:

“Io sono l’AMORE non ho la forza per continuare a rimanere accesa. Gli uomini non mi considerano e non comprendono la mia importanza. Troppe volte preferiscono odiare!”
E senza attendere oltre, la candela si lasciò spegnere.

Un bimbo in quel momento entrò nella stanza e vide le tre candele spente. “Ma cosa fate! Voi dovete rimanere accese, io ho paura del buio!”
E così dicendo scoppiò in lacrime.
Allora la quarta candela, impietositasi disse:
“Non temere, non piangere: finchè io sarò accesa, potremo sempre riaccendere le altre tre candele: io sono la SPERANZA”

Con gli occhi lucidi e gonfi di lacrime, il bimbo prese la candela della speranza e riaccese tutte le altre. CHE NON SI SPENGA MAI LA SPERANZA DENTRO IL NOSTRO CUORE… e che ciascuno di noi possa essere lo strumento, come quel bimbo, capace in ogni momento di riaccendere con la sua Speranza, la FEDE, la PACE e l’AMORE.

Graziella per la sua cara cugina Rosa

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